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Discriminazione basata sullo status di immigrazione

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Panoramica

Il termine "status di immigrazione" non è formalmente definito dalla legge, ma è comunemente usato per descrivere la situazione del visto di una persona, specificando se possiede un visto valido o meno e se il suo permesso di soggiorno in Australia è temporaneo o permanente. Come categoria giuridica, lo status del visto determina le condizioni a cui sono soggetti i non cittadini durante la loro permanenza in Australia, compreso l'accesso ai diritti lavorativi e ai servizi.

Oltre ai poteri esercitati attraverso la legislazione sull'immigrazione per regolamentare e controllare i non cittadini, lo "status di immigrazione", in quanto categoria sociale, influenza anche il modo in cui le persone vengono trattate nel mercato del lavoro e nella vita pubblica. La discriminazione basata sullo status di immigrazione è diffusa Viene spesso utilizzato per escludere i titolari di visti temporanei dalla partecipazione alla vita pubblica, in particolare al mondo del lavoro, anche laddove le condizioni del loro visto lo consentano legalmente. Lo status di immigrazione viene inoltre utilizzato per giustificare maltrattamenti sul lavoro, con i datori di lavoro che presumono che i titolari di visti temporanei tollereranno condizioni di lavoro precarie piuttosto che rischiare la revoca del visto. Nonostante ciò, lo "status di immigrazione" non è esplicitamente riconosciuto come un attributo protetto dalle leggi antidiscriminazione federali, statali o territoriali, con l'unica eccezione del Territorio della Capitale Australiana (ACT).

Di conseguenza, i lavoratori migranti sono spesso esclusi dalla possibilità di candidarsi per determinate posizioni, comprese quelle per le quali si sono formati e hanno maturato esperienza. Molti datori di lavoro confondono la residenza permanente con il diritto al lavoro e l'occupabilità a lungo termine e, di conseguenza, si rifiutano di prendere in considerazione le candidature di chi possiede un visto temporaneo. Questo spinge molti verso lavori precari, meno retribuiti o informali, dove hanno meno possibilità di far valere i propri diritti e sono più esposti al rischio di sfruttamento. Tali esclusioni minano inoltre la logica stessa dei programmi di migrazione temporanea, che si basa sulla possibilità per i lavoratori di partecipare attivamente al mercato del lavoro.

I danni causati da questo tipo di discriminazione sono particolarmente gravi per le persone che risiedono in Australia per periodi prolungati senza un chiaro percorso verso la residenza permanente. Alcuni lavoratori possono trascorrere fino a cinque anni in Australia con visti temporanei, e spesso anche di più, prima di ottenere lo status di residente permanente. Altri possono rimanere "permanentemente temporanei" a tempo indeterminato, senza alcuna prospettiva realistica di regolarizzare la propria situazione. Sono soggetti a esclusione per periodi molto più lunghi rispetto ad altri, il che, nel tempo, aggrava gli effetti della precarietà, della sottoccupazione, della perdita di competenze e dell'insicurezza economica.

Attualmente, né la legislazione antidiscriminatoria né quella sul lavoro affrontano adeguatamente questa forma di esclusione. Riconoscere lo "status di immigrazione" come attributo protetto fornirebbe ai lavoratori un chiaro strumento legale per contestare questo tipo di discriminazione, stabilendo al contempo uno standard normativo che rende tale esclusione inaccettabile.

raccomandazioni

  1. Includere lo "status di immigrazione" come attributo protetto a sé stante ai sensi delle leggi antidiscriminazione statali e territoriali, fatte salve le opportune eccezioni previste dalla legge. Il riconoscimento ai sensi della legge antidiscriminazione avrà ricadute positive anche sulle tutele in materia di diritto del lavoro.
  2. Modificare le sezioni 772(1)(f) e 351 del Fair Work Act 2009 (Cth) per includere il motivo aggiuntivo dello "status di immigrazione".

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